giochi con lo spago, ripiglino, bottoni - GIOCO POPOLARE

bambini che giocano con la corda
Il gioco popolare
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giochi con lo spago, ripiglino, bottoni

giochi antichi
Giochi di archi - Set di francobolli pubblicato da Nauru il primo agosto 1988
da elcooperativo »
...Un altro tipo di giochi tradizionali sono i "giochi di archi". Questo tipo di giochi era molto popolare nelle isole del Pacifico e anche alcuni nativi americani li giocavano.
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da
https://it.wikipedia.org/wiki/Ripiglino#CITEREFIl_Malmantile_Racquistato_colle_note_di_Puccio_Lamoni_e_d'altri
Il termine ripiglino può riferirsi a due storici giochi, ormai rari: il gioco della matassa e quello dei noccioli:
# Il gioco della matassa
Il ripiglino, giocato con un filo, viene fatto da due o più persone usando le mani ed una cordicella. Consiste nel formare figure intrecciando a turno la cordicella intorno alle proprie dita.
Ciascuno dei partecipanti "ripiglia" il filo dalle mani del precedente ottenendo un nuovo intreccio; vi sono figure conosciute che hanno un nome (culla, materasso o graticola, candele) e che si ottengono per mezzo di mosse definite. In genere, si inizia dalla culla.(Voce Marredda del Nuovo vocabolario siciliano-italiano di Antonio Traina, p. 572)
# Il gioco dei noccioli
Nel periodo risorgimentale, il ripiglino era un gioco di gruppo in cui il giocatore di turno tirava in aria noccioli (ma anche sassolini o monete) cercando di riprenderli con la parte della mano opposta al palmo. Ad ogni errore il turno passava al giocatore successivo. Se invece si prendeva un nocciolo, lo si doveva rilanciare per aria cercando di raccogliere quanti più noccioli a terra prima di riprendere quello lanciato, secondo la regola della mano e senza fare errori. Il gioco si concludeva quando a terra non vi era più alcun nocciolo.
Esisteva un'ulteriore regola per cui, giunti al terzo tentativo senza commettere errori, si diceva "fare sbrescia" se si riuscivano a prendere, in un sol colpo, tutti i noccioli cascati al tentativo precedente. Per questo il gioco era detto anche sbrescia.
Noto nell'Italia risorgimentale col nome di ripiglino, il gioco aveva origini antiche, infatti grazie alle testimonianze di Giulio Polluce, un gioco molto simile era praticato già nell'antica Grecia con un numero determinato di cinque sassolini o aliossi e per questo chiamato πεντάλιθα, pentálitha (dal greco πέντε, pénte cinque, e λίθος, líthos pietra). (Il Malmantile Racquistato colle note di Puccio Lamoni e d'altri, p. 249.)

Come Fare il Gioco dell'Elastico (Ripiglino)
Co-redatto da 54 collaboratori Comunità di redattori, ricercatori e specialisti
In questo Articolo: La Culla Il Letto del Soldato Le Candele La Mangiatoia I Diamanti L'Occhio del Gatto Finire il Gioco (L'Orologio) Finale Alternativo Articoli Correlati
Il Gioco dell'Elastico, conosciuto anche come Ripiglino o Culla del Gatto, si gioca in due o più persone e consiste in una varietà di figure composte intrecciando un elastico. È giocato in tutto il mondo, con diverse variazioni. Questo articolo ti insegnerà la sequenza di figure da realizzare in ordine.
Al frull da ” Giochi, lavori, ricordo di un tempo” di Ado Lazzarini 2017
Si ricavava da un osso  dal sampèt dal gugèt.
Si puliva ben bene, poi con il succhiello (al trivlin) si facevano due fori passanti, veniva svuotato dal midollo, si faceva passare una corda (la corda ad salam); si legavano i capi a due pezzetti di legno, come da figua, e al frul l’era fat.
Per avviarlo si tenevano allentate le cordicelle imprimendo un moto rotatorio e quando erano attorcigliate, piano piano si tendevano: al frul al turnava indré attorcigliando le orde in senso contrario. Tirando in un senso e nell’altro, al frul l’andava.
Ogni tanto bisognava dare un’occhiata alle cordicelle perchè si logoravano: se si spezzavano mentre erano in tensione, al frul ti arrivava sulle nocche delle dita (che bòta, che mal!)
Si poteva costruire anche con un bottone grosso, quello del paltò, si passava il filo in due buchi opposti, si faceva ruotare e andava che era un piacere.
Sebastiano Rizza, Giochi e giocattoli fra sacro e profano
U laccë - sito di cultura popolare e del dialetto di Pignola (PZ)
Url pagina: http://digilander.libero.it/cultura.popolare/pignola/tradizioni/giochi-giocattoli.pdf
Homepage: http://digilander.libero.it/cultura.popolare

Un gioco/giocattolo, semplice e ingenuo come erano i giuochi di una volta, era quello che a Pignola era chiamato, con voce sicuramente onomatopeica, u źurra-źurrë (NOTA13 Vc. onom.; cfr. cal. źurriari ‘sibilare < sp. zurr(i)ar ‘ronzare, russare’ (Sebastiano Rizza, Vocabolario del dialetto di Pignola, Siracusa, Comune di Pignola, 2007). Zirr zirr a Sant’Arcangelo: Giuseppe Nicola Molfese, Ceneri di civiltà contadina in Basilicata, Galatina, Congedo Editore, 1978, p. 142. In Sardegna: arroghedda, mumusu (Giulio Fara, Sulla musica popolare in Sardegna, Nuoro, Ilissu, 1997, pp. 333-334).
che consisteva in un tappo a corona (tërtërellë) con due buchi centrali entro i quali si faceva passare una cordicella che attorcigliandola e, successivamente, tendendola emetteva un suono stridulo e cupo, come il ronzare di un’ape.
Diffuso anche in altre parti d’Italia e costruito con altri mezzi a disposizione - in Corsica, ad es., era chiamato, bóttulu fiscadore, cioè ‘bottone fischiatore’, perché veniva utilizzato un bottone - è agevole pensare che la sua invenzione sia da ricercare nel fecondo ingegno dei ragazzi di un tempo, creatori dei loro stessi giochi. A voler però forzare (e forse non troppo) la mano u źur-ra-źurrë potrebbe essere considerato una variazione del gioco che in Sicilia prendeva il nome di lapuni ‘pecchione, calabrone’, che consisteva - secondo il Vocabolario siciliano a cura di Piccitto-Tropea-Trovato - in «una sottile asticella di legno ad una estremità dalla quale è legato un filo di spago che dal lato opposto veniva preso in mano da un fanciullo e da questi fatto girare a mulinello: riproduceva il ronzio del calabrone»(nota14 Cinque volumi, Catania-Palermo, Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1977-2002, vol. II, p. 443. V. anche Giuseppe Pitrè, op. cit., p. 415.9)
Il che ci permetterebbe di farlo risalire a un’origine meno prosaica, più nobile, essendo il lapuni siciliano il continuatore declassato del sacro rombo, o rhombos, dell’antica Grecia, usato nei riti iniziatici che, secondo il Pettazzoni, rappresentava la voce stessa della divinità. Una credenza, quest’ultima, rilevata dagli etnologi perfino fra le tribù australiane del sud-est.
Netta è invece la convinzione di André Schaeffner nel ritenere «il diavolo, piccolo disco in legno, in pietra o in metallo, forato in due punti attraversati da una corda che si avvolge e si svolge tirandone le estremità [...]» (vale a dire gli strumenti del tipo del nostro źurra-źurrë, n.d.r.) una seconda forma del rombo. Le donne dell’antichità - scrive l’etnomusicologo in Origi-ne degli strumenti musicali - usavano il diavolo per operare incantesimi d’amore e, aggiunge, che «non possiamo non essere colpiti dal fatto che civiltà così diverse abbiano attribuito un potere spesso identico alla rotazione sonora di un sottile disco o di oggetto pisciforme» (nota 15 André Schaeffner, Origine degli strumenti musicali, Palermo, Sellerio, 1978, p. 148.) (L’oggetto pisciforme a cui si riferisce lo Schaeffner è il rombo).

GIOCOMANIA
http://www.giocomania.org/pagine/25098/pagina.asp
DA ISTITUTO COMPRENSIVO
DON PASQUINO BORGHI R.E.
http://space.comune.re.it/scuolarivalta/attivita/03_04/Museo_mondo%20rurale/pagdisegni/giochi2.htm
Visita al Museo dell'Agricoltura e del Mondo rurale di San Martino in Rio anno scolastico 2003/2004

Ho disegnato un bambino che gioca con il "Frullo". Il Frullo è fatto con un filo di lana collegato a un bottone o un osso. Si avvita l'osso poi si tirano le estremità dei fili e si comincia a sentire una specie di ronzio.(Tiziana)
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