i bottoni - GIOCO POPOLARE

Il gioco popolare
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i bottoni

giochi con oggetto
Sebastiano Rizza, Giochi e giocattoli fra sacro e profano
U laccë - sito di cultura popolare e del dialetto di Pignola (PZ)
Url pagina: http://digilander.libero.it/cultura.popolare/pignola/tradizioni/giochi-giocattoli.pdf
Homepage: http://digilander.libero.it/cultura.popolare

Un gioco/giocattolo, semplice e ingenuo come erano i giuochi di una volta, era quello che a Pignola era chiamato, con voce sicuramente onomatopeica, u źurra-źurrë (NOTA13 Vc. onom.; cfr. cal. źurriari ‘sibilare < sp. zurr(i)ar ‘ronzare, russare’ (Sebastiano Rizza, Vocabolario del dialetto di Pignola, Siracusa, Comune di Pignola, 2007). Zirr zirr a Sant’Arcangelo: Giuseppe Nicola Molfese, Ceneri di civiltà contadina in Basilicata, Galatina, Congedo Editore, 1978, p. 142. In Sardegna: arroghedda, mumusu (Giulio Fara, Sulla musica popolare in Sardegna, Nuoro, Ilissu, 1997, pp. 333-334).
che consisteva in un tappo a corona (tërtërellë) con due buchi centrali entro i quali si faceva passare una cordicella che attorcigliandola e, successivamente, tendendola emetteva un suono stridulo e cupo, come il ronzare di un’ape.
Diffuso anche in altre parti d’Italia e costruito con altri mezzi a disposizione - in Corsica, ad es., era chiamato, bóttulu fiscadore, cioè ‘bottone fischiatore’, perché veniva utilizzato un bottone - è agevole pensare che la sua invenzione sia da ricercare nel fecondo ingegno dei ragazzi di un tempo, creatori dei loro stessi giochi. A voler però forzare (e forse non troppo) la mano u źur-ra-źurrë potrebbe essere considerato una variazione del gioco che in Sicilia prendeva il nome di lapuni ‘pecchione, calabrone’, che consisteva - secondo il Vocabolario siciliano a cura di Piccitto-Tropea-Trovato - in «una sottile asticella di legno ad una estremità dalla quale è legato un filo di spago che dal lato opposto veniva preso in mano da un fanciullo e da questi fatto girare a mulinello: riproduceva il ronzio del calabrone»(nota14 Cinque volumi, Catania-Palermo, Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1977-2002, vol. II, p. 443. V. anche Giuseppe Pitrè, op. cit., p. 415.9)
Il che ci permetterebbe di farlo risalire a un’origine meno prosaica, più nobile, essendo il lapuni siciliano il continuatore declassato del sacro rombo, o rhombos, dell’antica Grecia, usato nei riti iniziatici che, secondo il Pettazzoni, rappresentava la voce stessa della divinità. Una credenza, quest’ultima, rilevata dagli etnologi perfino fra le tribù australiane del sud-est.
Netta è invece la convinzione di André Schaeffner nel ritenere «il diavolo, piccolo disco in legno, in pietra o in metallo, forato in due punti attraversati da una corda che si avvolge e si svolge tirandone le estremità [...]» (vale a dire gli strumenti del tipo del nostro źurra-źurrë, n.d.r.) una seconda forma del rombo. Le donne dell’antichità - scrive l’etnomusicologo in Origi-ne degli strumenti musicali - usavano il diavolo per operare incantesimi d’amore e, aggiunge, che «non possiamo non essere colpiti dal fatto che civiltà così diverse abbiano attribuito un potere spesso identico alla rotazione sonora di un sottile disco o di oggetto pisciforme» (nota 15 André Schaeffner, Origine degli strumenti musicali, Palermo, Sellerio, 1978, p. 148.) (L’oggetto pisciforme a cui si riferisce lo Schaeffner è il rombo).

GIOCOMANIA
http://www.giocomania.org/pagine/25098/pagina.asp
DA ISTITUTO COMPRENSIVO
DON PASQUINO BORGHI R.E.
http://space.comune.re.it/scuolarivalta/attivita/03_04/Museo_mondo%20rurale/pagdisegni/giochi2.htm
Visita al Museo dell'Agricoltura e del Mondo rurale di San Martino in Rio anno scolastico 2003/2004

Ho disegnato un bambino che gioca con il "Frullo". Il Frullo è fatto con un filo di lana co legato un bottone o un osso. Si avvita l'osso poi si tirano le estremità dei fili e si comincia a sentire una specie di ronzio.(Tiziana)
giocopopolare@libero.it
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