la lippa - GIOCO POPOLARE

Il gioco popolare
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la lippa

giochi con oggetto
La lippa è un antico gioco popolare italiano che risale al XV secolo. Al “Petrie Museum” di Londra è conservato uno strumento di gioco che risale alla XI o XII dinastia Egiziana.
In Italia il reperto più importante è di epoca medioevale, ed è custodito dalla Sovrintendenza Archeologica di Verona.

Siti da visitare:   

http://www.figest.it/gioco_della_lippa.php

Tocatì - Festival internazionale dei giochi in strada è stato ideato e organizzato grazie alla collaborazione tra A.G.A. e l’amministrazione comunale di Verona.
Circa 50 giochi della tradizione, italiana e internazionale proposti nell’arco dei giorni dell'evento per oltre 10 ore al giorno. http://www.tocati.it/home.php

In Abruzzo si chiamava <<"tirolò"(detto "mazzetta"o "mazza" nei paesi della Marsica) e un bastoncino più piccolo, lungo circa 10 cm, denominato "zirè" (detto "sghilla"o "mazzitte" nei paesi della Marsica)>>....<<Si faceva la conta solitamente toccando in sequenza il petto dei partecipanti e recitando la filastrocca: "A-nghi-ngò/ tre galline e tre cappò/ per andare alla cappella/ c'era una ragazza bella/ che cantava il ventitrè/ esci fuori che tocca a te".>>
Da http://www.regione.abruzzo.it     Variante

Massa Lubrense (NA)
http://www.massalubrense.it/mazzeppivezo.htm

Gerenzano (VA) la Rela
http://www.gerenzanoforum.it/pagine_web/associazioni/rela/la_rela.htm

Venezia Mazza e pindola
http://giacomoleopardi.provincia.venezia.it/nonniincercadiguai_web/giochi_unavolta.html

La Lippa
http://www.intelligiochi.it/nonni/lippa.htm

Li mazzi
http://www.cilibertoribera.it/indexRICORDI%20D%27INFANZIA.htm
Il gioco è effettuato con due pezzi di legno, generalmente ricavati dai manici di una scopa, uno di circa 15 cm. in lunghezza con le estremità appuntite, l'altro lungo circa mezzo metro: si traccia a terra un cerchio e, da una certa distanza, si cerca di lanciare il pezzo di legno piccolo nel cerchio stesso. La tecnica consiste nel colpire con il pezzo lungo il pezzo piccolo su un'estremità per farlo saltare (questo il motivo delle estremità appuntite), quindi, prima che ricada al suolo, colpirlo nuovamente per lanciarlo nel cerchio.


Molto praticato in Italia e all’estero, il gioco ha infinite varianti.  A Verona c’è un forte nucleo di appassionati e ogni anno viene organizzato un torneo Internazionale di Lippa che coinvolge centinaia di giocatori  durante il Festival Tocatì.


Il gioco è ripreso in alcuni film come: "Guardie e ladri", con Totò e A. Fabrizi (IT. 1950); "I soliti ignoti" con Totò, M. Mastroianni e V. Gasman (IT. 1958); "Stanlio ed Onlio nel paese della meraviglie" (USA 1934); "Altrimenti ci arrabbiamo" con Bud Spencer e Terence Hill (USA 1974).

Denominazioni dialettali:

Roma                             "nizza" o "trillo'  o "lippa"
Brescia                           "ciancol"
Verona                           "s-cianco"
Treviso                           "pito"
Mantova                         "s-ciancol"
Mede (Pavia)                   "ciaramèla"
Ferrara                           "bac e pandòn"
Trieste                             "el pandolo" frase di rito " A valer ghe dago? Daghe"
Milano                             "rella"
Piemonte                         "a cirimela" " mazza e bustico"
Toscana                           "lippa"
Gerenzano (VA)                "la rela"
Venezia                           "mazza e pindola"
Segusino (BL)                  "maz e pindol"
Cagliari                            "cili mele o ciri merle"
Massa Lubrense (NA)        "mazzeppivezo (contrazione di mazza e pivezo)"
Napoli                             "a mazza e o'pivezo"
Ascoli Satriano (FG)          "mazze e masckite" "mazze e une,mazze e doje, mazze e so' trè!"
Ribera (Ag)                      " li mazzi"  "mazza e mazzolo"
Foligno (Pg)                     "cirulì o nizza"  
Milano(provincia)              "lipa"  il  battitore gridava"gir" rispondeva l'avversario "pir"
L'Aquila                           "ju zirè"
Palena (Chieti)                 "zi'pper'e" (il pezzo appuntito più piccolo)
Santa Maria la Longa(UD) "di pic"

Nella cultura popolare di alcune regioni d'Italia ancora oggi si usa chiamare "lippa" il marinare la scuola, probabilmente perché si andava poi a giocare la lippa.






foto: lippa a Ribera

RIBERA IN PROVINCIA DI AGRIGENTO

A li mazzi ... Se c'è contestazione viene chiesta la verifica. Questa consiste nel misurare con la mazza la distanza che intercorre tra il punto dove è andato a finire il mazzolo e la stacca. Se la misura è un po' inferiore il punteggio viene attribuito al detentore del gioco, se è superiore non va a nessuno. Da precisare che, a volte, dopo averlo stabilito di comune accordo, era consentito ai giocatori che dovevano prendere al volo il mazzolo l'uso di camicie, giacche, indumenti vari per facilitare la presa. Generalmente la pena consiste nel trasportare sul dorso l'avversario (o uno degli avversar! nel gioco di squadra). I vincitori, comunque, possono dare ai vinti la possibilità di risparmiarsi il « trasporto »vviene nel seguente modo: uno alla volta, dopo che è stato stabilito il diretto avversario, i vincitori lanciano il mazzolo con la mazza e se viene preso al volo dal vinto questi si risparmia la fatica, altrimenti lo deve trasportare sul dorso da dove è caduto il mazzolo, sino alla « stacca ».
Foto e testo tratto da http://www.cilibertoribera.it/indexRICORDI%20D%27INFANZIA.htm

Copertina libro 'a MAZZA e o' PIVUZO un antico gioco napoletano
Antonio Jossa Fasano
Luigi Regina Editore - Napoli 1975
250 esemplari

Un atto di amore verso questo gioco!
<<..I mezzi che occorrono per questo gioco sono: un largo spazio all'aperto possibilmente un campo con terreno battuto al centro del quale viene praticato un buco di 10 cm. di diametro e 5 cm.di profondità, a'' mazza e o' Pivuzo.
A'  mazza è costituita da una striscia di legno (chiangola) larga 7 o 8 cm. perfettamente piana e lunga 45 o 50 cm.
Una delle estremità verrà opportunamente assottigliata e costituirà l'impugnatura.( Da una stampa dell'800, l'mpugnatura della mazza risulta costituita da un foro molto largo, praticato da un lato della striscia di legno tanto largo da poterci infilare una mano, in modo da evitare che nella battuta si urtassero per terra le nocche delle dita.)...>>

LIPPA E MORRA Antichi giochi di contrada e osteria
V.Fiorani - R.Gariboldi - G.Pagani

Una ricerca unica in Italia su questi giochi, conosciuti fin dal tempo dei Romani (nel caso della morra, giocata dai legionari con il nome di micatio) e dagli antichi Assiri (graffiti della lippa).
Un capitolo è dedicato al Museo del giocattolo di Milano, il più grande d'Italia. Sono riportati esperienze del basso Lodigiano (provincia di Milano) Bergamo, Como, Crema

copertina libro Barracca 'o rutunniello, cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto ed altri giochi dimenticati
Di Giovanni Visetti e disegni di Raffaele Mellino
<<...La parte di campo da tracciare era semplicemente costituita da due piccole fosse scavate ad una distanza di sette-otto metri una  dall'altra. A sorte si decideva chi dovesse essere il primo ad impugnare 'a mazza e ovviamente all'altro sarebbe toccato lanciare 'o pivezo....>>
<<...Una volta stabiliti i ruoli iniziali, i due contendenti si sistemavano ciascuno vicino ad una buca e quindi chi aveva 'o pivezo lo lanciava verso l'avversario, il quale tentava di colpirlo con la sua mazza. Il lancio del pivezo poteva essere effettuato con varie tecniche: diritto, a palummella (letteralmente "farfallina", ma in gergo significa "a pallonetto"), a capriola (cioè facendolo roteare in aria). Il tipo di lancio era scelto ovviamente in base alle capacità del battitore e comunque di tanto in tanto si cambiava stile per non permettere all'avversario di "prendere le misure" e prevedere in che modo sarebbe arrivato il legnetto. Scopo del lanciatore era quello di far fermare 'o pivezo non più lontano di un palmo dal margine della buca difesa dall'avversario e non permettere a questo la battuta al volo... >>.
Il prezioso testo è scaricabile dal sito di Giovanni Visetti.
Dal sito http://www.giovis.com/default.htm
copertina libro Aiò a giogai
Giochi della Cagliari di una volta
Di Maria Gabriella Violante - Pino Zarbo e illustrazioni di Giovanna Toma
Edizione della Torre
<<...Chi per sorteggio ha diritto di battuta, dopo essersi collocato di fianco ad un albero o ad un palo, batte il cili contro di esso gridando "Cili! e attende la risposta dell'avversario che, dispostosi di fronte, ad una certa distanza, di rimando deve urlare: "Mele!" Solo dopo il rispetto di questa regola, che è fondamentale, pena la caduta del diritto di battuta, lancia in aria il mele e cerca di mandarlo il più lontano possibile battendolo con il cili. L'avversario tenterà di acchiappare il mele al volo e, in questo caso, rivendicherà il diritto di acquisire la battuta oppure 100 punti. Nel caso contrario, dopo aver raccolto il mele,lo lancerà verso il palo cercando di colpirlo, mentre il battitore cercherà di impedire che ciò avvenga intercettandolo con il cilí. La fase successiva prevede l'ulteriore allontanamento del mele dal palo da parte del battitore: sono concesse tre battute da terra se non è stato intercettato,le battute da terra si eseguono colpendo con il cili una punta del mele che, saltando in aria, consentirà di essere colpito al volo e scaraventato lontano (è chiara quindi l'importanza della conformazione del mele. Nel caso in cui il battitore sbaglia e, invece di colpire il mele, batte la terra, perde il diritto di battuta.
Lo scopo dell'allontanamento del mele è quello di incamerare maggior punteggio. La procedura di assegnazione di quest'ultimo avviene attraverso un vero e proprio rituale di trattativa fra i due giocatori: chi è in possesso del cili chiede all'altro:"quanti me ne dai?" (ossia punti) e questi a sua volta:"te ne do tot" (tot equivale ad un numero di punti multiplo di cinque). Il battitore sarà libero di accettare l'offerta o di rifiutarla se ritenuta troppo esigua, in questo caso aumenterà la sua richiesta ed egli stesso procederà al conteggio dei punti, che saranno tanti quante sono le lunghezze del cili contenute all'interno della distanza tra il mele e il palo. Se la richiesta del battitore risulterà superiore alla effettiva distanza, lo stesso perderà il diritto di battuta e si procederà all'inversione delle parti. Vince chi per primo arriva al punteggio prestabilito.>>

A Segusino (BL) a ferragosto si organizza una gara di maz e pindol nell'ambito del palio dei quartieri.

SPAZIO
MEDE IN PROVINCIA DI PAVIA
Dal sito  http://www.infolomellina.net/html/mede.htm
foto: giocatore lippa a Mede


<<...La seconda domenica di settembre si tiene il "Palio d'la ciaramela", manifestazione storico-folcloristica che fa rivivere i valori e le tradizioni della civiltà contadina; in ogni quartiere, infatti, si ricostruiscono angoli caratteristici e scene di vita tipici del periodo cui la festa si richiama: gli anni tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Una grandiosa sfilata dei personaggi in costume tra le vie addobbate dai colori tipici dei vari rioni prelude alla sfida a "ciaramela" (questo gioco viene più comunemente chiamato in vernacolo lomellino "lippa"), uno dei giochi più antichi della Lomellina, tenuto in vita grazie proprio a questo palio. Per giocare bastano soltanto due bastoni, il bac, più lungo, che serve per battere e colpire la ciaramela, più corta e smussata alle punte, ed un cappello, il capè, per ricevere. Il primo lancio permette, all'avversario che riceve, di conquistare la battuta se prende al volo la lippa; in caso diverso deve rilanciarla il più vicino possibile alla base. A questo punto il battitore effettua tre lanci ed alla fine chiede i punti all'avversario: il punteggio si calcola contando il numero di volte che la lunghezza del bastone di battuta sta dal punto finale alla base. Vince il Palio la contrada che raggiunge il massimo punteggio...>>


Poesia di Giorgio Roberti in romanesco:

La nizza

Nonna stucia e stornella, e se specchia…

Stamattina se vede troppo gobba e troppo vecchia

Poi fa mente locale
e m’ammolla ‘na pizza.
L’ha capita:
J’ho accorciata la scopa pe’ fa a nizza.
Lippa
Mazz e pizzarieddhu
Da "Giocattoli di tradizione del Salento di Luigi Chiaritti - Acura della CIPSS kurumuny edizioni- Lupo"
 ...Il giocattolo era di facile costruzione. Si trattava di recuperare un pezzo di legno e di sagomarlo a forma di paletta; poi si intagliava nel legno di ulivo il punteruolo e lo si smussava agli angoli per permettergli di saltare al primo colpo ed essere colpito a volo con la paletta. Le modalità di gioco potevano essere molte e si poteva giocare in più ragazzi. Si tracciava un cerchio sulla terra battuta ed un ragazzo lanciava il punteruolo molto lontano, poi con la paletta bisognava avvicinare il punteruolo al cerchio; per compiere questa operazione si avevano a disposizione tre colpi ed ad ogni colpo si diceva: «triccù» «tricchi» «triccà». Il giocatore che si avvicinava di più al cerchio vinceva.
Tratto da "Giocattoli di tradizione del Salento di Luigi Chiaritti - Acura della CIPSS kurumuny edizioni- Lupo"
giocopopolare@libero.it
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